Successo internazionale per il Gavi: scelto alla tavola del G20

  • 16 settembre 2013      |
  • STAMPA
Il Sole 24 Ore

All’ultimo G20 che si è svolto a Mosca sì è bevuto Gavi. Una bella promozione per il “grande bianco piemontese”, rimbalzato sulle agenzie grazie anche al twitter puntuale del premier Enrico Letta.
Al G20 di San Pietroburgo, appena concluso, il vino bianco servito a Obama, Putin, Singh e agli altri potenti del mondo è il Gavi. Il naso nel calice dei partecipanti al summit mondiale l’ha messo il nostro premier, Enrico Letta, comunicando, tramite con un tweet, che per il vino rosso era stato scelto un Bordeaux e per il vino bianco un piemontese Gavi, etichetta Bruno Broglia 2011.

Niente bollicine dunque sulla tavola imbandita del G20 ma un bianco tranquillo Docg, elegante e fresco prodotto in 11 comuni intorno al territorio di Gavi. «È uno dei vini più rappresentativi del Piemonte, omologo in bianco del Barolo per superficie vitata, numero di comuni e finezza» si spinge a dire Gian Piero Broglia, produttore con l’azienda Meirana (400mila bottiglie) e presidente del Consorzio di tutela del Gavi.
Terra di Docg La zona di produzione comprende circa 1.450 ettari in 11 comuni nella provincia di Alessandria e la produzione si avvia a raggiungere il traguardo delle 12 milioni di bottiglie per il 2013 (erano 8 milioni nel 2002), un trend di crescita del 10% su base annua. La zona di Gavi ha una vocazione vitivinicola antica, che risale al 972, per la produzione dell’uva Cortese, vitigno autoctono, che cresce tra i 150 e i 450 metri di altezza. Gavi, per secoli avamposto genovese, è il punto più vicino alla Liguria in linea d’aria, gode del vento “marino” che influenza il microclima dell’area, donandogli note agrumate e il tipico sentore di mandorla, che poi lascia spazio ai toni minerali. «Gavi è legata alla storia di Genova – aggiunge Broglia – non abbiamo nulla da invidiare ai toscani. Il nostro è un prodotto che si sposa con il pesce: oggi si dice seafood». «Il territorio ha sonnecchiato un po’ – ammette Francesco Bergaglio, direttore del Consorzio del Gavi – forse per il facile gradimento che trova sui mercati internazionali: esportiamo il 70%. E il prodotto è largamente spendibile nei nuovi Paesi. Ora però è tempo che lo conoscano bene anche in Italia».

Famiglie ricche con cantina Del Gavi però si sono accorti diversi aspiranti produttori e antiche famiglie. Da 20 anni la famiglia Lombardini, imprenditori edili liguri e romani, controlla La Tenuta Giustiniana, a Rovereto di Gavi: una villa in stile neoclassico che domina dall’alto del poggio l’accesso alla tenuta, di proprietà, nel 1625, della famiglia genovese Giustiniani. Dalla cantina escono, in particolare, tre Docg: Montessora, Lugarara e Il nostro Gavi. Ma anche il Just (bianco e rosso), il Roverì e uno spumante metodo classico. «Siamo presenti nei ristoranti inglesi da 20 anni – sostiene Marcello Lombardini, terza generazione e grande passione per il vino -. Il Gavi è un vino che non sovrasta il cibo e la cucina. Pulisce la bocca e non dà fastidio». La bibbia americana del vino, Wine Spectator, ha assegnato 90 punti al Docg Lugarara 2011. Ricca offerta di vini anche dalla Fontanassa, azienda di Rovereto di Gavi con 28 ettari e 80mila bottiglie. «Le prime bottiglie – dichiara Marco Gemme – sono state prodotte nel 1988. Facciamo anche un po’ di sperimentazione, con invecchiamento e barrique». Vigna du Citù, Fontanassa, Cesko (dolcetto), Testematte, Ca’ Adua sono i vini dell’azienda gaviese che esprimono il territorio, un terreno argilloso esposto a sud con pietre e sabbie ferrose.
Recenti e originarie Ma a Gavi si sono insediate o hanno le loro radici famiglie note, dai Bonomi, regista del fondo Investindustrial e presidente della Popolare Milano, a Giorgio Rossi Cairo, fondatore di Value Partners: ha rilevato dieci fa l’azienda agricola La Raia, gestita con i figli Caterina e Piero. L’azienda agricola si estende per 180 ettari, tra viti, pascoli, terreni a seminativo e boschi di castagni popolati da animali selvatici. Più recente la scelta di optare per il biodinamico e la nascita della Fondazione La Raia: arte, cultura, territorio e l’intento dichiarato di promuovere una riflessione critica sul territorio.